Una recentissima comunicazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), datata 26 novembre 2018, potrebbe cambiare le abitudini di numerosi gestori di esercizi commerciali, anche di piccole dimensioni.

Essa, infatti, fa riferimento allo spinoso problema dell’applicazione, da parte dei summenzionati gestori, di supplementi nel prezzo d’acquisto dei beni e/o servizi da loro forniti, ogni qual volta il consumatore paghi con una carta di debito/credito o con altri strumenti di pagamento. Il tema non è di poco conto, se si pensa che, nella comunicazione, l’AGCM afferma di aver ricevuto molte segnalazioni in materia: talvolta si parla di sovrapprezzi che arrivano fino ad 1 Euro relativi ad acquisto di prodotti di valore non elevato come biglietti per il trasporto pubblico, bevande o alimenti, ecc., il che comporta un considerevole aumento del prezzo del bene; altre volte, invece, l’AGCM ha ricevuto segnalazioni relative a gestori di tabaccherie che applicano tali supplementi nel prezzo d’acquisto di beni come sigarette o marche da bollo.

Tale prassi è piuttosto consolidata, nonostante si ponga in contrasto con la Legge: infatti, è la stessa AGCM a richiamare il c.d. Codice del consumo, ossia il d.lgs. 206/2005, che all’art. 62 vieta espressamente ai professionisti (il testo normativo così denomina tutti coloro che producono e commercializzano beni e/o servizi che vengono acquistati e fruiti dai cc.dd. “consumatori”) di applicare sovrapprezzi, laddove il consumatore intenda pagare attraverso carte di credito/debito o altri strumenti di pagamento. Nella stessa comunicazione, si legge altresì che tale divieto è ribadito dal Legislatore dell’Unione Europea, che lo ha stabilito nella Direttiva UE 2366/2015 (la c.d. Direttiva PSD2, relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno), recepita nel nostro ordinamento con il d.lgs. 218/2017.

In effetti, muovendo da tale quadro normativo, l’AGCM era già intervenuta in passato, sanzionando operatori economici cui si contestava la violazione del già citato art. 62 d.lgs. 206/2005. Tali operatori operavano in diversi settori, come il trasporto aereo, la vendita al dettaglio di elettricità e gas naturale, la vendita online di servizi viaggio, i servizi di traporto pubblico.

La comunicazione dell’AGCM segna, dunque, l’applicazione del medesimo approccio restrittivo anche nei confronti dei gestori di esercizi commerciali di piccole dimensioni: l’Autorità li invita a conformarsi alle prescrizioni normative summenzionate e, dunque, a non applicare più tali sovrapprezzi, con la precisazione che in caso di mancata osservanza del divieto, interverrà attivando i poteri sanzionatori che il Codice del consumo le riconosce ai sensi dell’art. 27.

L’incidenza nel concreto di questo “giro di vite” dell’AGCM nei confronti degli esercizi commerciali di piccole dimensioni è tutto da scoprire.

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