Il 12 settembre 2018, il Parlamento europeo ha votato a favore dell’apertura dei negoziati per l’adozione della direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale (la “direttiva sul diritto d’autore”). Hanno votato a favore 438 parlamentari e contro 226, mentre in 39 si sono astenuti. I deputati avevano precedentemente bocciato il mandato di negoziazione durante la sessione del luglio scorso.

Il testo come approvato dal Parlamento sarà ora oggetto di negoziazione tra istituzioni europee e stati membri. I negoziati potrebbero durare più di un anno, con la concreta possibilità che la proposta di direttiva non sia adottata, in virtù dell’opposizione di uno o più stati membri.

Una revisione necessaria.

La direttiva sul copyright è stata pensata allo scopo di aggiornare le regole sul diritto d’autore nell’Unione Europea risalenti al 2001 e di armonizzare le leggi sul copyright nei singoli stati membri. Protegge autori di creazioni musicali, scritti cinematografici, giornalistici, fotografie, creazioni di moda, software, ecc.

Aggiornamento necessario dal momento che l’evoluzione delle tecnologie digitali ha permesso ai cd. content creators di raggiungere un pubblico più ampio, trasformando il modo in cui le opere sono disseminate e sfruttate. Anche i modelli di business sono stati stravolti dall’avvento della rapidissima evoluzione tecnologica, basti pensare a Facebook, Google, YouTube.

Una riforma controversa

Nel generale consenso sulla necessità di compensare meglio i content creators e di garantire al tempo stesso la libertà di espressione, il dibattito si è concentrato su due questioni:

– la creazione di compensi “consoni ed equi” per l’uso dei materiali degli editori (giornali, riviste, agenzie di stampa come AFP) da parte dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione”, ossia le grandi aziende di Internet;

– l’obbligo per le piattaforme online (social network, servizi di video online, ecc.) di stipulare accordi con i titolari dei diritti per dotarsi di una licenza che permetta loro di ospitare contenuti coperti da copyright, evitando che gli utenti pubblichino contenuti protetti da copyright senza consenso o autorizzazione .

Gli oppositori del testo, tra i quali lo stesso Tim Berners Lee, il creatore del web, hanno messo in rilievo, a proposito delle suddette questioni la minaccia alla struttura immateriale della rete stessa, ossia quel meccanismo dei link che è l’essenza stessa della navigazione in Internet, e l’implementazione di un filtro generale del contenuto.

Il popolo della rete teme invece per la propria quotidianità online. Ne risentiranno Wikipedia? I meme? La condivisione di Software open source?

Costoro sembra allo stato che possano tirare un sospiro di sollievo. Il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali (Wikipedia), le parodie (meme) o il caricamento di contenuti su piattaforme per la condivisione di software open source (GitHub) per ora sono esclusi dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright.

Il Parlamento europeo, oggetto di forti pressioni, ha cercato di sviluppare un testo di compromesso, la cui tenuta dovrà essere oggetto di attente valutazioni, nel tentativo di smentire l’affermazione icastica di Mark Twain: “Only one thing is impossible for God: to find any sense in any copyright law on the planet”.

 

 

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