L’Istituto di Autodisciplina è un’Istituzione fondamentale per gli attori della pubblicità. Le decisioni del Giurì costituiscono precedenti ai quali gli operatori si ispirano da anni.

Guardando i  numeri del 2017 illustrati all’incontro annuale dello IAP, mi sembra di rilevare una riduzione delle istanze presentate da terzi, ma una intensa attività svolta dal Comitato di Controllo attraverso la stesura di pareri preventivi. Il calo dei procedimenti è figlio del nostro tempo e, a mio avviso,  è un segnale preoccupante. Le aziende non vogliono investire in contenziosi e non vogliono sostenere costi che non verranno loro rimborsati neppure in caso di vittoria. Preferiscono non reagire di fronte a comunicazioni censurabili di loro concorrenti. Questo lo dico da studiosa di diritto della pubblicità e da osservatrice di ciò che viene comunicato dai vari media. Mi capita sovente di chiedermi come sia possibile che alcune campagne non vengano portate all’attenzione del Giurì o delle altre autorità competente e non riesco a darmi una risposta diversa rispetto a quella sopra riportata. Vengo ora al tema del Digital. Come lei sa, studio con grande interesse il digital marketing  con il fondamentale supporto del Digital Adv Lab, un osservatorio interdisplinare, fondato con i soci Gianluca Fucci e Marco Lucchini, che analizza da vari punti di vista, tra cui quello legale, le forme di comunicazione e marketing digitale. A mio avviso la Digital Chart redatta dallo IAP contiene spunti molto interessanti. Resta il fatto che, allo stato, lo IAP, tranne nel caso in cui forme  di comunicazioni illecita vengano veicolate sul web dai suoi associati, non ha la possibilità di intervenire a tutela dei consumatori. Questo rappresenta il vero vulnus dell’Autodisciplina

“Schiacciato” tra AGCom e Agcm, quale ruolo potrebbe ragionevolmente ritagliarsi in futuro?

Non direi che lo IAP sia “schiacciato” tra AGCM ed Agcom. Rilevo piuttosto che le tre Autorità, invece di prendere iniziative individualmente, potrebbero esprimere linee guida comuni e stimolare il legislatore a studiare e quindi promulgare una normativa specifica che vincoli imprese, media, agenzie di comunicazione, social network, market  place et similia. Solo così sarà possibile bloccare iniziative pubblicitarie illecite che oggi proliferano sul web. Lo IAP potrà a sua volta, se lo riterrà, inserire nel proprio codice  regole specifiche che declinino e circostanzino i principi generali già contenuti nello CCCA.

Il confronto con l’Asa inglese è molto complesso: eppure, cosa a suo giudizio si potrebbe mutuare, soprattutto in termini di servizio per agenzie, utenti e consumatori?

Come ha illustrato  Guy Parker, Chief Executive dell’ASA (Advertising Standards Authority), all’incontro annuale dello IAP, la sostanziale differenza tra la nostra autorità autodisciplinare e quella inglese consiste nella  collaborazione fattiva che quest’ultima ha con le autorità statali. Si pensi alla delega che è stata data all’ASA avente ad oggetto il controllo su tutta la pubblicità radio-televisiva. Non posso che ribadire l’auspicio già espresso in precedenza, ossia che IAP, AGCM E Agcom lavorino insieme soprattutto in un momento storico il cui gli investimenti pubblicitari si sono massicciamente spostati dai media tradizionali a quelli digitali. Il mondo del digital deve essere controllato per il bene dei consumatori e delle aziende. È’ arrivato il momento di implementare gli organici delle diverse Autorita’ per avviare istruttorie puntuali. È’ necessario anche avvalersi di collaboratori e consulenti competenti. A questo proposito io sono convinta che per fare fronte alle nuove sfide del mercato e per porre in essere strategie di comunicazione adeguate le aziende debbano farsi assistere da consulenti esperti che sappiano individuare e quindi evitare i rischi di una comunicazione scorrette. Mi aspetto a breve un intervento sanzionatorio dell’AGCM a cui sono state fatte diverse segnalazioni nei confronti di aziende di grande rilievo.

https://www.economymag.it/news/2018/06/18/news/iap-tra-social-e-authority-quale-futuro-per-l-istituto-1603/2

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